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Scacchi e letteratura (1)  -  Scacchi e letteratura (2)


 

Vittorio Giacopini - RE IN FUGA
 

 (sottotitolo: La leggenda di Bobby Fischer - collana "Scrittori italiani e stranieri" ISBN 978-88-04-57354-8 - Mondadori 2008)

 

Vittorio Giacopini

"...io comincio a difendere Fischer, nel momento in cui viene considerato una persona in caduta libera, ma invece quell'essere in caduta libera è una coscienza estrema".

 

 


Avevo appena terminato di leggere il report storico Bobby Fischer va alla Guerra di Edmonds - Eidinow, i quali hanno redatto un'analisi cronologica di eventi sportivi, umani e geopolitici esauriente, con fatti e azioni riguardanti il Campione e tutti i suoi comprimari, amici ed avversari.

Bobby Fischer va alla Guerra, Garzanti 2006 - un'esaustiva ricostruzione storica dei fatti riguardanti Fischer   

...dopodiché mi sono imbattuto nel libro di Giacopini Re in Fuga. Confesso di essermi detto: "...ma quei due hanno detto *tutto*! Adesso Giacopini se n'esce con un altro libro su Fischer. Che altro si potrà mai scrivere su di lui?"

A meno che...

Beh, mi son dovuto ampiamente ricredere.

" Questo romanzo racconta (anche) fatti realmente accaduti e nessun personaggio è di fantasia. Ma solo questo: tutto il resto è invenzione, interpretazione arbitraria, tradimento".

A fine libro trovo questo disclaimer etico, se così si può dire... ma ormai, è inutile. Mi ha già ghermito, mi ha costretto a leggerlo, l'ho già divorato, ho capito.

 

Vittorio Giacopini - RE IN FUGA - Mondadori I edizione febbraio 2008

Re in Fuga è sostanzialmente una biografia romanzata, che scende nella psiche del Campione e ne ripercorre le motivazioni in stile personalissimo. Intanto Giacopini lo definisce romanzo, ma sta scherzando. Non c'è ombra di dialoghi, situazioni, descrizioni. È invece un racconto, a volte brillante, a volte triste o sognante, oppure acre, acido, come variazioni Jazz ricamate su un canovaccio noto ma che lascia l'autore libero di catturare gli ascoltatori in modo soprendente.

Guarda caso Giacopini è scrittore, giornalista e cultore di musica e storia contemporanea, e questo si percepisce dalle continue citazioni di personaggi dell'underground letterario, culturale e Jazz.

L'ottica è quella di un narratore impersonale, ma nel contempo interna a Fischer, al punto da riuscire a diventare monoprospettica, fino a sfiorare la paranoia, l'angoscia. Forse questo tipo di prosa era necessario, per farci capire meglio...

E a un certo punto ricominci a nasconderti, provi a farti di nebbia. Aveva corso troppo a lungo in quegli ultimi anni di pura frenesia e serrate battaglie. Poteva frenare, adesso. Anzi, *doveva* farlo. I suoi sogni infantili, le sue vane fantasie andate a male. Era il campione *e* il cretino di sempre. Niente giro del mondo in piroscafo, nessun club esclusivo, nessuna casa-torre. Si sentiva smarrito, spinto in trappola. Progetti e fantasticherie in smobilitazione, piani da rifare, altri e nuovi, corti orizzonti inesplorati. Preparava il trasloco senza malinconia. "Vivo qui da una vita" - ma ora doveva andare. Brooklyn era stata la sua culla e il suo amore segreto. Adesso era il momento di partire, non poteva fermarsi. Qui era troppo esposto, allo scoperto.

Lo cercavano tutti per il motivo sbagliato: era un imbroglio. L'avevano trasformato in un "mito", per fotterlo meglio. La politica cristallizza le immagini dominanti, definisce un senso obbligato. Il tuo nome e cognome che diventa un simbolo, propaganda, e poi - quando hai fatto il tuo dannato lavoro, a missone compiuta - cala un velo e non sei più nessuno. Almeno per *loro*: il potere e i potenti, quella gente... chi lo cercava ora, erano tipi senza scrupoli, grandi facce di merda. Oscuri satrapi di provincia, succhiasoldi, pubblicitari, portaborse, stupidi, presuntuosi, gornalisti. Promettevano soldi facili per sfilarteli meglio: la pubblicità della Pepsi, quella per il Baby Shampoo Johnson. E lui che si trincerava dietrreo la sua finta ingenuità, quel suo prendere tutto troppo alla lettera, il candore aggresivo. "Mica bevo tutte queste porcherie... non uso mica 'sto shampoo".

Buttava nel cesso migliaia di dollari per restare se stesso. Ci provava, almeno, si ostinava a provarci.

Lo stile non saprei definirlo, ma è diretto, originalissimo, sincopato, punteggiato, scandito, dinamico, senza prosopopea né seriosità, ricco di citazioni, richiami, considerazioni. A volte sorprende, senza ipocrisia né censura.

"Quelle due, Anna e Inga, quelle due bionde slavate, mezzo matte. Ballavano, si contorcevano e gli parlavano misteriose e goffe nelle orecchie. Erano pigre, flessuose, scatenate. L'ambigua memoria tattile di territori oscuri, mai esplorati. Pensieri in cortocircuito, allucinati. Quelle due volevano il Cazzo del Campione. Ma poi chissà cosa era successo davvero, quella notte".

E c'è sempre una girandola mozzafiato di commenti creativi che fanno vedere Bobby Fischer costantemente illuminato da una oscura luce interiore.

Forse si tratta di un'opera fantasiosa, bizzarra, deformata; ma comunque la ritengo valida, empatica, umana.

Il lungo racconto di questo libro mi ha fatto comprendere - come nessun reportage giornalistico, per quanto completo, poteva mai - questo genio disadattato, quest'eremita della scacchiera, questo spirito brado e schiavo, oscuro e candido, perenne prigioniero di una prospettiva misteriosa e distorta della propria vita, della propria missione. "Voglio solo giocare a scacchi", diceva.

Giacopini osa l'inosabile... avvicinarsi a un mito consolidato, dopo che tanto è stato scritto, e confrontarsi con esso, sondarlo, alla ricerca di un'originalità di affabulazione e di contenuti apparentemente impossibile.

Giacopini osa l'inosabile, e raggiunge lo scopo. Restituire al Campione le sue ragioni etiche.

Forse con irriguardoso rispetto; ma soprattutto con sconsolata ammirazione e un grande, pietoso affetto.

Non ci sono giudizi, non ci sono condanne; ci mancherebbe. Ma adesso riusciamo a comprendere i perché di Fischer e della sua leggenda. Per quanto ci è dato.

 

RUOLO DEGLI SCACCHI

Come sempre concludo con questa nota fissa. Qui gli scacchi sono ovviamente elemento portante e strutturale, ma non a livello di metafora letteraria. Per Bobby gli scacchi erano la vita, e la vita gli scacchi. Stop.

Se quest'opera fosse stata una semplice biografia o un'analisi tecnica delle imprese di Fischer, non ne avrei redatto la scheda. Ma Re in Fuga è più che una biografia, più che una celebrazione.

È il testo della canzone definitiva su Fischer, è una ballata gigantesca, è l'ipertrofico epitaffio per un grande guerriero.

 

 
    Il Custode
 


 
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