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il CUSTODE

Scacchi e letteratura (1)  -  Scacchi e letteratura (2)


Jiri Fried - I MINUTI CONTATI

titolo originale: ČASOVÁ TÍSEŇ - by Jiří Fried, 1961

 (traduzione di Bruno Meriggi - I ediz. italiana: BOMPIANI , aprile 1964 - 202 pp - collana "Best Sellers Internazionali")

 

Interessante romanzo psicologico-esistenziale, vincitore negli anni 60 di un premio letterario in Cecoslovacchia. Molto importante per gli scacchi. L'autore, Jiri Fried (1923-1999) fu scrittore e sceneggiatore ceco.

 


"Il romanzo s'intitola Časová Tìseň, termine tratto dalla terminologia scacchistica che indica il limitato margine di tempo entro il quale, nei tornei di scacchi, i giocatori sono tenuti ad effettuare le loro mosse, pena la squalifica". Insomma, il vero titolo 'italiano' sarebbe... Zeitnot !"

 

LA TRAMA

L'opera è un intrecciarsi di diario e di riflessioni, formato da sprazzi di vita da adolescente e momenti reali vissuti in condizione di spettatore.

Il protagonista KLICKA è maestro internazionale di scacchi. In declino come giocatore, lavora come redattore di una rivista scacchistica. In tale veste egli gode di privilegi inusuali nella Cecoslovacchia degli anni Sessanta: viaggia, mangia e veste bene, gode di libertà non comuni.

Klicka ha un discepolo, EVZEN. Disulluso e insoddisfatto dalla sua condizione esistenziale, egli vorrebbe mettere l'allievo in guardia dal gioco, dato che nel giovane adorante rivede sé stesso, quando molti anni prima seguiva il suo vecchio maestro. Gli scrive allora una lunga lettera, che però non gli consegna.

Klicka ha anche un'amante, ZUZA, donna passionale e dal torbido passato; ma il rapporto con lei è sulla via del degrado.

L'improvvisa morte della madre è l'avvenimento che scuote il protagonista dalla quotidianità, costringendolo a ritornare nei suoi luoghi d'origine. In tale occasione il maestro guarda dentro dentro di sé, e fa il punto sulla propria vita.

Il ritorno al suo paese per i funerali si trasforma in un viaggio a ritroso nel tempo. L'incontro coi fratelli e i cognati nella casa natìa è l'occasione per rivangare tra rimembranze familiari e antichi affetti, ma anche di riflettere sulla propria esistenza, sui propri fallimenti sentimentali, sulle proprie convinzioni politiche, su di una realtà nella quale egli vive avendo perso contatto con la concretezza della vita.

Klicka si sente inutile e superfluo di fronte alle fatiche quotidiane dei propri familiari, ed estraneo pure nei confronti della nuove generazioni (impersonate da una nipote e dall'allievo) che pure si vanno acclimatando all'ideologia comunista. Infine, egli china il capo ed accetta il suo lavoro: gli scacchi.

 

 

Il maestro Klicka è un uomo ipersensibile e pieno di problemi relazionali. Non riesce ad imporsi al prossimo, ha afflati sia di di misoginismo che di misantropia, e conduce una vita abitudinaria, incapace di ribellarsi alla sequenza casa-Zusa-redazione.

In occasione del funerale della madre, egli si sente estromesso dalle attività pratiche, concrete della vita quotidiana. I suoi stessi fratelli non gli consentono di partecipare ai preparativi, acuendo il suo senso d'isolamento:

"…quando le cose si fanno serie non posso essere neppure preso in considerazione, così come non sono presi in considerazione gli impotenti, gli invalidi, i minorenni; tutti lo sanno, per tutti la cosa è evidente. La mia vita è piena di agevolazioni, di privilegi e di pretesti".

Gli amici dei fratelli lo prendono ferocemente in giro, in osteria. Perfino il cane di casa, Kazan, gli manca di rispetto e gli disubbidisce...

 

cover del libro. Illustrazione di Giovanni Mulazzani

 

RUOLO DEGLI SCACCHI

 

Il protagonista è maestro internazionale, quindi sono inevitabili alcuni momenti d'ambientazione: nel circolo in cui insegna, nella redazione della rivista scacchistica, e per alcune citazioni tecniche (match Tal-Botvinnik di campionato del mondo) quando si confronta col proprio allievo Evzen. Ma sono molti gli aspetti scacchistici interessanti, in questo romanzo.

Prima metafora. Il protagonista è un personaggio la cui attività di gioco è sconnessa dalle attività concrete della società: un maestro di scacchi. Con questa scelta, Fried intende in realtà discutere il problema della funzione e del significato dell'intellettuale, senza peraltro alcun intento moralizzatore. Questa prospettiva aprì vaste discussioni sulle riviste ceche del periodo, e fece lievitare moltissimo l'apprezzamento del pubblico. Furono i lettori della rivista Plamen (senza "y") ad attribuirgli il premio letterario.
La condizione di scacchista simboleggia quella dell'intellettuale, e la crisi di Klicka è quella dell'intellettuale che si sente superfluo nella società e si chiede incessantemente quale debba essere la sua funzione. Un tema serio, sempre attuale. Non c'è risposta: Klicka sa soltanto che ci sarà sempre un Evzen pronto a ripetere ciò che ha fatto lui, con tutte le sue forze. Al termine del romanzo finisce per accettare il suo dovere.

Secondo: Scacchi strutturali. Il gioco diventa espressione di profonde metafore esistenziali. Klicka confessa di sentirsi come uno scacchista in zeitnot, e alla fine del romanzo rivela che

"... Il primo, il più importante compito che mi incombeva, se debbo continuare ad adoperare la nostra terminologia, consisteva nell'analizzare la situazione; per questo mi sono messo a scrivere queste pagine”.

Questo libro-diario equivale dunque a un'analisi in zeitnot della propria esistenza-partita.

Il terzo motivo d'importanza degli scacchi, punto centrale ed emblematico del romanzo, è la riflessione sul significato del gioco in sé, che si concretizza nella bellissima lettera-confessione al suo allievo prodigio. Evzen è incamminato con decisione sulla via dell'iniziazione scacchistica, ma Klicka vorrebbe fermarlo, metterlo in guardia dagli scacchi, dirgli che essi lo separeranno dalla vita, che un adulto dovrebbe fare qualcosa di utile. E gli rivela che, durante un torneo...

"...Fu come se, di punto in bianco, avessi dischiuso altri occhi, implacabilmente eterni; inorridii a causa dell'immagine che essi mi presentarono. Nel locale c'erano dieci tavolini in fila, presso i quali stavano sedute a due a due delle persone adulte, le une dinanzi alle altre, dedicandosi ad un'attività incomprensibile. Davanti avevano un quadrato di tela incerata, diviso in una serie di spazi neri e bianchi, e vi muovevano, secondo certe regole precedentemente concordate, dei giocattoli di legno o di osso, anche essi neri e banchi, che, nella maggior parte dei casi, non somigliavano a niente; quattro ricordavano una torre con merlature, altri quattro una testina di cavallo. Quelle venti persone adulte lavoravano intensamente. Erano cervelli assai acuti, capaci di calcolare le curve delle barriere delle dighe, di comprendere qualsiasi scienza, eppure tutti i loro sforzi miravano a una meta insensata, quella di ridurre un pezzo dell'avversario a un quadratino, a un punto d'intersezione di norme e rapporti tale che il pezzo in questione non avesse più la possibilità di muoversi. Questo era l'unico risultato del loro lavoro.
Attorno ad essi, in tutte le direzioni, si estendeva il mondo reale, abitato da miliardi di uomini felici, sofferenti, uomini che amavamo e odiavano, che maneggavano leve di scavatrici, pungevano con aghi, abbattevano alberi, si dedicavano ad attività sensate e comprensibili a prima vista - mentre loro, e io - sessantaquattro quadratini, marionette, mosse".

Nella presa di coscienza contro il gioco estraniante, in quell'amara e vile consistenza esteriore (tela cerata... giocattoli...) riecheggia quell'invettiva parimenti amara - e piena di rimpianti - del Dottor B. in Novella degli Scacchi: essi sono inutili, sono “...un pensiero che non conduce a nulla, una matematica che non calcola nulla...

Un quarto topos interessante è il rapporto maestro-allievo, vissuto da entrambe le prospettive. Il rapporto fra il dottor Lenz e Klicka ricorda quello fra il maestro Tabori e il suo allievo nella Variante di Lüneburg di Maurensig, anche se in forma molto meno drammatica. Manca infatti l'elemento metafisico della scacchiera del dolore.

5. Assieme al rapporto maestro allievo troviamo pure il rituale dell'apprendimento, ovvero il tema dell'iniziazione al gioco e della passione-ossessione.

"Quella sera venne deciso il mio avvenire. Il dottor Lenz non dovette fare appello alla mia pazienza. Il mondo nel quale fino a quel momento mi ero mosso passò in seconda linea; pervaso da una specie di febbre entrai nei poli magnetici di una sommessa energia, nella segreta struttura di rapporti continuamente variabili, che era sempre la stessa e che in ogni partita doveva essere nuovamente scoperta; vissi momenti di disperazione sulla sua indifferente labilità, e momenti di esultante baldanza quando riuscivo a penetrarla, a comprenderla e a dominarla. Decine e centinaia di partite, testardamente svolte secondo il manuale di Lenz, mi mostrarono la drammatica multiformità del giuoco del Re; durante le notti, dietro le palpebre chiuse, scorgevo un campo di battaglia diviso a quadrettini, e trepidavo per l'impazienda di attaccare, di battermi.
Era come la vita.
Era più emozionante, più attraente, più affascinante".

Questo brano sui sogni scacchistici ricorrenti richiama alla mente l'iniziazione di padre Francisco presso i Gesuiti ne La Croce di Ghiaccio . Forse Aldani si è ispirato a Fried. Certo è che lo conosceva benissimo: la copia che possiedo mi fu regalata in persona proprio da Lino, il quale sapeva che ricercavo ed apprezzavo romanzi a tema scacchistico!

6. Infine, abbiamo un raro caso di scacchi come strumento di seduzione. Il rapporto di coppia fra Klicka e Zuzana è in crisi, ed è scivolato verso una prospettiva misogina. Ma all'inizio il gioco è stato utile come strumento d'abbordaggio. La relazione inizia così: Zuza è una buona scacchista, si presenta al Circolo e batte una delle migliori giocatrici locali. Klicka, attratto dalla propompente femminilità della donna, non perde occasione di sfoggiare i suoi commenti magistrali sulla partita.

"Quattro giorni dopo Zuza mi disse che questa mia manovra era stata più comprensibile delle mosse che le avevo indicato. Alle undici di notte sedevamo già insieme al locale notturno di Tereza".

Una volta nel locale, però, è Zuza a prendere in mano le redini del gioco, e da preda si trasforma in cacciatrice. Seguono pagine di sfrontata seduzione, che ricordano certamente quella de Le Ceneri della Defunta di Monteilhet, (nel quale però il binomio scacchi-seduzione è elemento centrale).

L'atmosfera di consapevole straniatezza con la quale il protagonista assiste agli avvenimenti che lo riguardano, ricorda quella de Gli Indifferenti di Alberto Moravia.

Alla fine il maestro rinsavisce, e come terapia nei confronti di sé medesimo sceglie di scrivere il libro; dopodiché ritorna fatalmente ad accostarsi alla scacchiera "con la piacevole sensazione di accingersi a un lavoro".

 
    Il Custode
 


 
Appunti di scacchi e letteratura 1  -  parte 2


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