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il CUSTODE

Scacchi e letteratura (1)  -  Scacchi e letteratura (2)


Elias Canetti - AUTO DA FÉ

 titolo originale: DIE BLENDUNG - Herbert Reichner Verlag, Wien 1935

 (I ediz. italiana Garzanti 1967- pp 532 - traduzione di Luciano e Bianca Zagari. L'opera ha avuto altre edizioni, sia Garzanti che Adelphi)

 

Elias Canetti (1905-1994), premio Nobel per la letteratura 1981.

 

Elias Canetti (Ruse, Bulgaria, 25.07.1905 - Zurigo, 14.08.1994)

"Kien sapeva bene in qual modo disumano l'umanità sia solita trattare i libri... non c'è uomo che valga tanto quanto i libri che possiede!"

 


Auto da Fé è stato definito come uno dei grandi libri del Novecento; ma esula da comuni schemi letterari. Quanto agli scacchi, c'entrano molto.

"Auto da Fé è un libro che non ammette giudizi intermedi: ci sono lettori che vi si riconoscono a fondo, come in un baraccone di specchi deformanti al Luna Park, e che lo sentono come una Bibbia quotidiana, e ci sono lettori che se ne ritraggono sconcertati e respinti. È un'opera eccentrica e bizzarra, che non si lascia inquadrare in uno schema letterario o ideologico preciso, e che perciò si è sottratta a lungo alla comprensione.

Auto da Fé sovverte le prospettive con le quali siamo abituati a ordinare la realtà. Il titolo originale, Die Blendung, significa abbagliamento, l'abbacinamento dell'uomo che non inquadra il mondo dall'alto, ma ne viene aggredito e travolto, sicché è costretto a guardare ogni cosa da una distanza zero, in un caos furibondo e deformante che il narratore raffigura con lucidità surreale... il romanzo di Canetti ritrae - o com'egli dice esaspera con precisione - una realtà disgregata, ignara di ogni ordine e gerarchia di valori".

la prima edizione

Dopo aver letto le parole di Claudio Magris mi sono rincuorato perché, sinceramente, non sapevo da che parte cominciare! Ora capite anche voi con che bestia di romanzo abbiamo a che fare.

Ad ogni modo, ho letto il libro. Non sono professore di letteratura, quindi mi limito a dire che mi ha stregato e affascinato fin dal primo rigo, in un modo che definirei, per qualche verso, malsano. Concordo in pieno con l'impressionante definizione di Magris. La mia opinione è che il romanzo sia sconcertante, bizzarro, ostile, a tratti prolisso, a tratti comico (come vi mostrerò) ma è un oggetto fondamentalmente tragico.

 

edizione Garzanti, collana Gli Elefanti, 1987. illustrazione: 'Città al chiaro di luna', di Lyonel Feininger

TRAMA (molto schematica)

Il romanzo si divide in tre parti.

La prima parte, "Testa senza mondo", si svolge quasi esclusivamente a Vienna, nell'appartamento del quarantenne sinologo e bibliofilo di fama mondiale Peter KIEN, dove egli vive in una condizione di maniacale isolamento, in apparente sicurezza, circondato dalle migliaia di volumi della sua biblioteca privata.

La paura del contatto umano e sociale non impedisce allo studioso di cadere vittima dell'ignorante donna di servizio, THERESE, che arriva a sposare; e del violento portiere, Benedikt. I due lo spogliano progressivamente di ogni avere e lo cacciano via di casa.

Nella seconda parte, "Mondo senza testa", Kien si ritrova a vagare per la Vienna più oscura, in compagnia del malvivente nano FISCHERLE, scacchista e millantatore, col quale ha solidarizzato, in una ridda quasi infernale di personaggi grotteschi, che si conclude con l'assassinio di Fischerle.

La terza parte, "Il Mondo nella testa", vede il ristabilirsi dell'ordine iniziale, con l'arrivo da Parigi di uno psichiatra (fratello dello studioso) e il reinserimento di Kien nel "suo" mondo, fino all'apocalittico e profetico finale, in cui egli perisce lasciandosi bruciare insieme a tutti i suoi libri.

Doris Neidl - Kien brucia coi suoi libri    

L'epilogo con la morte di Kien nel rogo simboleggia la catastrofe di un mondo, l'avvento della Germania nazista e il disfacimento del razionalismo occidentale. Die Blendung venne successivamente bandito dal Regime e non fu riscoperto che negli anni Sessanta.
Se volete capirne di più in prospettiva critica eccovi una traccia per iniziare. E adesso occupiamoci della nostra materia.

 

RUOLO DEGLI SCACCHI

Uno dei protagonisti è il nano Fischerle, giocatore di scacchi. E non è soltanto il suo aspetto, ad essere grottesco (egli è deforme); è grottesco anche il suo modo di campare: lenone della sua stessa moglie in una sordida locanda.

"Fischerle era costretto, nonostante la gobba, a cacciarsi sotto il letto ogni volta che lei portava un cliente nel suo angusto stanzino. Là egli stava ad ascoltare con la massima attenzione ogni parola dell'uomo - quelle di sua moglie non lo interessavano affatto - e dopo un po' aveva capito se si trattava di un giocatore di scacchi oppure no. Quand'era sicuro del fatto suo, a cose fatte, sgusciava con la massima rapidità da sotto il letto, facendosi per lo più molto male alla gobba, e invitava l'ignaro visitatore a una partita a scacchi. C'erano uomini che accettavano purché si giocasse a soldi: speravano di recuperare da quel sordido ebreo il denaro che, spinti da una forza maggiore, avevano dovuto regalare alla moglie. Credevano di essere dalla parte della ragione perché, ora, non avrebbero più concluso un simile affare ma poi finivano per perdere altrettanto. Nessuno stava a chiedersi da dove lui fosse sbucato tutt'a un tratto".

Dopo il mercimonio muliebre, dunque, Fischerle sfida e batte i suoi clienti, prendendosi... il proprio compenso!

Doris Neidl - Fischerle lenone di sua moglie


Personaggio bizzarro e meschino, egli ambisce a battere Capablanca, campione del mondo in carica. Per decine e decine di pagine assistiamo all'odissea di Fischerle, condita da monòloghi allucinati, da farneticazioni e deliri scacchistici intervallati da continue frustrazioni, sogni di grandi rivincite ed episodi di meschina rivalsa nella vita reale. I desideri di Fischerle, e la sua stessa vita, verranno stroncati in modo grottesco.
Gli scacchi simboleggiano innanzitutto intelligenza:

"Un uomo che non gioca a scacchi non è un uomo. Dagli scacchi si vede se uno ha del cervello, dico io. Uno può esser alto quattro metri ma deve giocare a scacchi, sennò è uno scimunito. Io so giocare a scacchi. mica sono uno scimunito, io. Ora le faccio una domanda: se vuole mi risponda, se non vuole non mi risponda. Perché un uomo ha una testa? Glielo dico io, sennò lei ci si rompe la sua e sarebbe un peccato. Un uomo ha una testa per giocare a scacchi. Mi capisce? Se dice sì siamo a posto".

...e poi sono un mezzo per ottenere rispetto, considerazione, danaro ed elevazione di rango sociale.

Il dr. Kien (eroe del romanzo, affetto da maniacale adorazione per la sua biblioteca) incontra Fischerle, e fra questi due soggetti culturalmente lontanissimi si stabilisce un forte feeling, dovuto alle comuni cause di oppressione: la mancanza di conoscenza della vita pratica; le ossessioni del vivere reale; e la presenza delle mogli vessatrici, che impediscono loro di elevare lo spirito. Gli scacchi sono per Fischerle ciò che la Biblioteca è per Kien: un mondo personale nel quale rifugiarsi e ritrovare la propria dignità di uomo; ma anche uno strumento attraverso il quale dominare gli altri.

una copertina scacchistica per Canetti!

Gli scacchi non sono d'importanza strutturale, in quest'opera; tuttavia sono una presenza quantitativa. Fischerle ne rimugina continuamente per tutta la seconda parte del libro!             

Le profezie scacchistiche di Elias Canetti

Un aspetto probabilmente marginale, ma divertente e curioso, che non ho visto sottolineato dai critici è quello delle profezie scacchistiche. Semplici coincidenze o bizzarre previsioni? Sta di fatto che uno scacchista nota delle affermazioni stupefacenti, fra i sogni e gli sproloqui del nano-scacchista.
Eccone qualcuna. In verde ho evidenziato quelle che forse per il CICAP sono semplici coincidenze.

1. Fischerle impara una nuova lingua (l'inglese, in una notte) apposta per poter diventare campione del mondo.

2. Diventato campione del mondo a New York, egli assume un nuovo nome. "Signori - dice - sono sorpreso che dappertutto mi si chiami Fischerle. Io mi chiamo Fischer. Spero che vorranno provvedere alla rettifica".

Doris Neidl - Fischerle a New York

3. Dopo la vittoria, Fischer contratta con i giornalisti il prezzo della sua intervista in veste di campione, e tira sulla cifra. Non gli bastano centomila dollari, ne vuole un milione. Dopodiché sale su una sedia, e si concede ai paparazzi. Ogni volta che si esibirà o giocherà, il suo primo pensiero sarà di essere profumatamente pagato. Un professionista è un professionista, sostiene.

4. Una volta campione, si fa confezionare abiti nuovi da un sarto di classe. "Sono il campione di scacchi dottor Siegfried Fischer. Lei m'avrà riconosciuto dalle fotografie dei giornali. Quel che mi occorre è un abito su misura pronto per stasera..."

5. Si fa costruire come casa un palazzo colossale con vere Torri, Cavalli, Alfieri, pedoni, "tutto come dev'essere"; e dotato di servitù in livrea. Sul portone del castello egli appende un cartello: "Torno subito. Fischer, campione mondiale".

6. La donna segretamente innamorata di lui è una vecchia giornalaia, gobba anche lei, di nome Fischerina.

7. Si compra una fuoriserie.

8. "Dappertutto sui giornali c'è scritto: 'Il mistero del campione mondiale'. Naturalmente ci s'immischia la polizia. Vogliono metterlo di nuovo in gattabuia".

9. Ciascuno dei suoi ospiti-avversari di ogni parte del mondo ha diritto a farsi battere una volta da lui; in cambio, al momento di andarsene, dovrà firmare il libro dei forestieri e dichiarare formalmente che il campione mondiale è lui, Fischer.

10. La società scacchistica di Tokio gli offre un posto come maestro di scacchi.

11. La polizia gli promette un passaporto nonostante le sue condanne, ma non glielo consegna. Un ammiratore obietta: "...ti metteranno dentro per tentato espatrio. E per finire scriveranno ai giapponesi delle tue condanne!"

Certo che fra Canetti e Nostradamus ce ne corre... ma io ravviso un'eccezionale serie di coincidenze (v. appresso) con luoghi, destino, vicende e desideri del futuro campione di Manhattan.

Fisherle protagonista in copertina

 

All'epoca di Auto da Fé, Bobby Fischer doveva ancora nascere. E poi di certo lui non leggerà i libri di Elias; ma solo fumetti, Sports Illustrated e libri di scacchi.

Le "COINCIDENZE".

FISCHER imparò appositamente il russo da solo per leggere i libri di teoria scacchistica più avanzati, e poter diventare campione del mondo. Dichiarò che una volta diventato Campione avrebbe acquistato una fuoriserie; avrebbe commissionato abiti di gran classe; si sarebbe fatto costruire un'enorme casa a forma di Torre. Fu il primo ad impuntarsi sullo status di professionista per i maestri di scacchi. In veste di detentore del Titolo pretese molti più dollari di compenso per interviste, diritti d'autore, onorari per simultanee, borse per match, premi di tornei. Contava direttamente davanti al pubblico, sul palco delle premiazioni, i soldi dei premi vinti prima di stringere la mano ai dirigenti che glieli consegnavano! Finì in gattabuia a Pasadena per aver detto il classico "Lei non sa chi sono io!" ai poliziotti locali. Dopo l'assegnazione forzosa del titolo a Karpov, pretese sempre e comunque l'appellativo di campione del mondo. In particolare, ciò accadde in occasione del suo patetico rientro, nel match contro Spassky in Yugoslavia nel 1992. Dopo l'episodio grottesco dello sputo in pubblico sul telegramma del Dipartimento di Stato USA, che gli ingiungeva di non accettare soldi da Milosevic, divenne ricercato dagli USA e riparò prima nelle Filippine, poi in Ungheria e poi in Giappone, dove visse per un certo periodo contando sulla stima e amicizia dei locali circoli scacchistici. Nel 2004, in procinto di emigrare in Islanda (ultima tappa della sua vita) venne arrestato all'aeroporto di Tokyo dalle autorità nipponiche per conto degli Stati Uniti, con l'accusa di passaporto irregolare. Fu rilasciato solo dopo alcuni mesi, dopo lunghi carteggi fra USA e Giappone.

    

Quando è stato scritto Auto da Fé?

In veste di scacchista esperto do' un altro piccolo contributo. Il romanzo fu pubblicato per la prima volta a Vienna nel 1935.

Ora, è stato scritto che Canetti iniziò a lavorare ad esso fra il 1930 e il 1931.
Ma in quegli anni il campione del mondo era Alekhine!
Capablanca, invece, lo fu da aprile 1921 a novembre 1927.

A mio avviso è più verosimile che la seconda parte del romanzo sia stata pensata - e probabilmente scritta - entro il 1927.

Certo, tutto può essere; può anche darsi che Canetti abbia iniziato effettivamente a lavorare nel 1930, e pur sapendo che il campione del mondo era ormai Alekhine, abbia trovato la figura del mitico cubano più carismatica e adatta a suscitare l'invidia di Fischerle, e l'abbia volutamente mantenuta nel romanzo, contravvenendo alla realtà. Ma ora sto facendo l'avvocato del diavolo, cosa che - lo sapete - mi diverte assai.

Quanto alle continue citazioni di New York, e alla necessità del viaggio in America di Fischerle... una giustificazione diversa dalla profezia c'è. Sappiamo infatti che nella primavera del 1927 ebbe luogo, proprio a New York, un torneo di risonanza mondiale, al quale furono invitati i migliori sei giocatori dell'epoca (tranne Lasker). Esso fu vinto a mani basse da Capablanca. Dopodiché, in autunno il Cubano perse il Titolo. A questo punto si potrebbe dire che "la città di New York" non fa parte del set di profezie scacchistiche. Certo è che al Manhattan Chess Club giocarono regolarmente sia Capa che Bobby. E comunque, ci restano tutte le altre coincidenze...

                   

Ecco un esempio di farneticazione scacchistica con una strabiliante toreada fra passato, presente e futuro (e bravi i traduttori!)

Quando avrà messo nel sacco Capablanca, quando l'avrà annientato e ridotto come l'ultimo dei cani, manderà un telegramma a tutte le celebrità del mondo. "Pregiomi presentarmi distintamente salutando. Neo campione mondiale di scacchi Siegfred Fischer". Allora nessuno potrà dubitare di nulla, allora lo sapranno tutti, la gente s'inchinerà, compresi i professori forniti di patrimonio, e chi non ci crederà finirà in tribunale per diffamazione. E poi, spedire un telegramma è proprio quello che lui ha sempre desiderato di fare. Così si perfezionò il suo piano di vendetta. Entrò nel più vicino ufficio postale e chiese tre moduli per telegramma, presto per favore, è urgente.

  

E infine, due piccoli esempi di comicità. Il primo:

I fotografi chiedono che conceda loro un minuto. "Ma signori, con la gobba!", dice lui. "Un campione mondiale è sempre un campione mondiale, egregio signor Fischerle. La gobba non c'entra". Lo riprendono da destra, da sinistra, da dietro, da davanti. "Non si potrebbe farla sparire con un ritocco?", propone lui, "così avrete qualcosa di bello per il vostro giornale". "Come lei desidera, stimatissimo signor campione mondiale". Ma dove aveva gli occhi? Le sue fotografie sono tutte senza gobba. È scomparsa. Non ce l'ha. Ciò che ancora l'angustia è la statura. Chiama il cameriere e gli mostra il giornale. "Brutta foto, vero?", domanda. Il cameriere dice: "Well". In America la gente parla inglese. Lui trova che la foto è eccellente. "Hanno stampato soltanto la testa", dice. In questo ha ragione. "Vada pure", dice Fischerle e gli regala cento dollari di mancia.

Forse qualcuno di voi ricorderà uno schetch di Carlo Verdone in TV, trent'anni fa. Il comico impersonava un giovanotto stolido, che andava in giro con una pistola. Alla domanda "chi ti ha dato il permesso di girare armato?" lui fulmineamente tirava fuori dal di dietro dei calzoni una tessera, la mostrava al pubblico a braccio teso e diceva con voce stentorea: "io ciò il porto d'armi, ciò!"
Ed ecco ancora il nostro sfidante che sogna a occhi aperti.

Un cappello alla moda proteggeva la pettinatura di Fischerle dal vento che là si alzava verso mattina: brezza di mare, era il suo nome. Dall'altra parte del tavolo sedeva Capablanca e giocava coi guanti. "Forse lei crede che io non abbia i guanti", disse Fischerle e ne trasse di tasca un paio nuovo di zecca.
Capablanca impallidì: i suoi erano usati.
Fischerle gli gettò ai piedi i guanti nuovi ed esclamò: "Io la sfido!".
"Per conto mio", disse Capablanca, che tremava di paura. "Lei però non è dottore. Io non gioco con chicchessia".
"Lo sono, invece", replicò Fischerle con calma e gli mise un passaporto sotto il naso."Legga qui, se sa leggere!".
Capablanca si arrese.

una delle copertine più emblematiche

 

Vi segnalo anche il sito di Doris Neidl , l'artista austriaca che ha illustrato Die Blendung in modo magnifico.

Ah, c'è un'ultima parola da Canetti...

"Sia Capablanca, sia Fischerle (sì, il mio Fischerle) saranno fra i personaggi di un romanzo scritto da qualcun altro, settant'anni dopo Auto da Fé... quindi dopo la mia morte.
Siete curiosi? Se volete mi rispondete, se non volete non mi rispondete. Se dite sì siamo a posto!"

 

E infine, ringrazio la mia gentile lettrice Laura V., la quale mi ha segnalato che nome del protagonista è Kien, non Klein come avevo più volte scritto. E vi garantisco che riparleremo di Fischerle!

    Il Custode

 


 
Appunti di scacchi e letteratura 1  -  parte 2


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(lo scrivo cos, una tecnica anti spam)

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